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  • Alessio Valentino

Vancouver Island


É arrivata l’ora di scendere verso Sud, le prime nevicate della stagione nell’estremo Nord iniziano a coprire anche le strade e non possiamo rimanere qui a lungo. Iniziamo la nostra discesa seguendo la Cassiar Highway, la parallela alla strada che abbiamo preso ormai più di 2 mesi fa per raggiungere lo Yukon ma più vicina alla costa del Pacifico.

La prima notte abbiamo sostato sulle rive del Boya Lake, uno specchio d’acqua unico, con infinite isole e un colore magico che sembra aver intrappolato, sotto il pelo dell'acqua, le Luci del Nord che a queste latitudini danzano la notte.

Il tramonto, che attendavamo con i piedi in queste acque gelide, purtroppo è stato anticipato da una coltre di fumo, proveniente da uno degli ultimi incendi boschivi della stagione.

Le giornate iniziano ad accorciarsi, proseguiamo, con una piccola deviazione, rientrando in Alaska per raggiungere prima del buio uno dei posti di gran lunga più incredibili in cui abbiamo dormito finora! Dopo l’ennesima strada di montagna non mantenuta, con precipizio e senza guardrail, la vista dalla nostra camera da letto era davvero impagabile. Una lingua glaciale infinita direttamente dal finestrino del nostro letto! Il resto della notte l’abbiamo passato con gli occhi al cielo ammaliati da un numero incontabile di stelle e una timida aurora che si è fatta vedere per pochissimo istanti.

Proseguiamo la nostra discesa fino ad arrivare a Vancouver, dove sosteremo qualche giorno per visitare il bellissimo centro e fare un rapido controllo al furgone, che senza neanche accorgercene aveva già tagliato il traguardo dei 30.000km in poco più di 4 mesi. Una città meravigliosa dove ci siamo ricongiunti con tanti amici che abbiamo conosciuto lungo la strada nei mesi scorsi.

Dopo quasi una settimana tra i grattacieli di Vancouver la Natura chiamava, e sotto suggerimento dei nostri amici locali abbiamo imbarcato il furgone sul traghetto per esplorare l’isola dietro la quale vedevamo nascondersi il sole durante il tramonto dalle spiagge della grande città.

Un isola ricca di meraviglie, da foreste pluviali centenarie, a coste frastagliate inghiottite dall’incessante movimento dell’oceano, alle infinite spiagge sabbiose dove lupi, orsi e puma vengono a cibarsi di tutto ciò che le onde portano a riva. Le spiagge rocciose con il ritirarsi dell’acqua diventano dei giardini botanici. Tra gli scogli con la bassa marea si creano dei veri e propri acquari dove si può ammirare la vegetazione marina che attende il prossimo movimento lunare.

Il bosco sembra non farsi bastare nulla, facendo crescere alberi fino allo scoglio più impervio sfidando anche le onde più alte dell'oceano.

L’isola è grandissima. Abbiamo trascorso due settimane scoprendo, alcune, delle meraviglie che offre in più di 32.100 km².

Ritornati sulla terraferma era ora di sistemare il furgone in vista dei controlli alla dogana per il confine con la nostra prossima destinazione, gli Stati Uniti.


Un abbraccio Ale e Cri


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