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  • Alessio Valentino

Denali Wilderness


Giorni di pioggia senza tregua, quelli nella penisola del Kenai nel sud del paese, che ci hanno seguito nei giorni successivi nell'entroterra dell’Alaska e che, con il passare dei giorni e l’abbassarsi della temperatura, ci hanno regalato nevicate quasi natalizie.



In pochi giorni abbiamo assaporato tre stagioni diverse, dalle notti senza buio estive, ai colori e le piogge autunnali, fino al freddo e la neve invernale che in una sola nottata hanno ricoperto le vette del parco come zucchero a velo.

Il Parco del Denali è immenso, naturale, selvaggio e preservato in una maniera impeccabile. Un'unica strada percorribile solamente con i bus ti porta all'interno di questo territorio che ha una superficie tre volte superiore alla regione in cui abito, il Friuli. Come se nell’intero Nord-Est italiano non fosse mai stata costruita una singola casa, non ci fossero strade, edifici, nessun rifugio o elemento antropico, nessuna strada di montagna.

Abitato solamente da animali nel loro ambiente naturale come se nessuno non li avesse mai disturbati.

Solamente Natura.


Purtroppo un’ immagine per noi cosi surreale, quasi impossibile solamente da immaginare.



La storia umana così recente, in questi angoli del pianeta, con l’aiuto dei Nativi che hanno vissuto in queste terre con rispetto, hanno aiutato a preservare la bellezza della Natura Selvaggia di questi luoghi primordiali, tanto da non tracciare nemmeno sentieri, lasciando cosi gran parte del parco irraggiungibile. Costringendoci a camminare come gli animali, facendoci strada tra i cespugli di mirtilli e seguendo i letti dei fiumi, insieme a loro, trovandoci a pochi metri dai grizzly e ammirando dei ghiottoni correre per più di mezz’ora nella vallata opposta del fiume. Era come se camminassimo insieme nella stessa direzione, rimanendo sempre ad una distanza necessaria a rispettarci a vicenda.


Il Denali è una montagna difficile da ammirare. La più alta di tutto il Nord America con i suoi 6190m. Così alta da nascondersi tra le nuvole per la maggior parte del periodo autunnale. Con un po’ di fortuna abbiamo avuto il piacere di ammirare la sua maestosità in una gelida mattinata di pieno autunno.


Montagne così alte da noi non ce ne sono, e la loro imponenza le rende quasi invisibili ad occhi meno attenti, perché svettano in bianco all'orizzonte sembrando quasi delle semplici nuvole.

Dopo aver ammirato il culmine dei colori autunnali nel parco, abbiamo ripreso la strada per concludere il cerchio delle strade alaskane tornando a Tok, la prima “junction” che fa comunicare gli unici due confini che ti portano in Canada, percorrendo controcorrente, come i salmoni, la Denali Highway, una strada sterrata di 217 km che prendendo il nome dall'omonima montagna, ti porta dritta al parco.

Vallate stupende delimitate da montagne che custodiscono silenzi, interrotti solo dai venti portati dalle lingue dei ghiacciai. Il meteo continua a non darci tregua rimanendo buio e bagnato per i giorni successivi.

Ormai abbiamo passato più di tre settimane in questo magnifico paese potendo contare le volte che abbiamo incrociato il sole sulle dita di una mano. Un clima autunnale che più caratteristico di così non si può chiedere.

E dopo 24 giorni era tempo di ritornare nel paese in cui siamo atterrati ormai già 4 mesi fa. Sconfinando in Yukon dove abbiamo rincontrato Jayden, il nostro amico pilota, e il parco del Kluane che tanto ci era rimasto nel cuore con i suoi fiumi e ghiacciai spettacolari.


La rete stradale in queste regioni è molto scarna e per iniziare a scendere verso sud, allontanandoci dalle prime nevicate della stagione, ripercorriamo un tratto di strada che abbiamo fatto all’andata, prima di raggiungere nuovamente Watson lake e iniziare la Cassiar Highway, che ci guiderà in qualche settimana a Vancouver. L’ultima grande città canadese prima di iniziare la nostra avventura negli Stati Uniti.

Un abbraccio,

Ale e Cri


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