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  • Alessio Valentino

All the way North to the Arctic Ocean



È gia passato quasi un mese da quando siamo entrati in questa incredibile terra desolata che è lo Yukon. Dopo qualche giorno passato nel capoluogo Whitehorse per fare rifornimenti ci siamo spostati verso ovest, sul confine con l’Alaska per vivere qualche giorno nel Parco dei ghiacciai del Kluane, il ghiacciaio non polare più esteso al mondo. Il parco è immenso ed è accessibile solamente da qualche sentiero che parte dall’unica strada asfaltata che costeggia la parte canadese del parco per 200km.

Son sempre stato affascinato dalla bellezza dei ghiacciai e per poter ammirare le lingue che non sono raggiungibili via terra, abbiamo deciso di sorvolare l’intero parco con un idrovolante.

Un mezzo comune in questi luoghi dove la rete stradale scarna non intacca la bellezza della Natura. È stata un’esperienza che non ha eguali, abbiamo raggiunto il centro del ghiacciaio dove il ghiaccio era spesso 1500m , e le piccole cime che si vedevano da lassù erano in realtà imponenti montagne nascoste nell'accecante bianco del ghiacciaio.

Gran parte del parco non è raggiungibile dall’uomo, se non dalle popolazioni native che fanno delle valli la loro casa, abbiamo sorvolato alcune cime probabilmente inviolate, sfiorandole di qualche decina di metri dove gli unici segni di qualche passaggio li avevano lasciati le capre di montagna.




Dopo essere atterrati in un lago abbiamo passato qualche ora a scambiarci consigli di viaggio con Jayden, il nostro pilota, che avendo preso a cuore la nostra avventura ci ha ospitato per due giorni dandoci qualche dritta per i prossimi luoghi che visiteremo.

I giorni successivi li abbiamo passati ad esplorare tutti i percorsi del parco, incontrando più animali che persone.

Ritorniamo dopo una settimana a Whitehorse per prepararci in vista alla spedizione più estrema del nostro viaggio nel Nord America, la Dempster highway, una strada di 880km sterrata che ci porterà a raggiungere l’oceano Artico. È l’unica strada per raggiungere queste zone nel estremo Nord del continente e una volta raggiunta la destinazione ci sono altri 880km per ritornare al punto di partenza. Come se da casa mia in Friuli raggiungessi il Sud Italia con una strada non asfaltata per poi ritornare indietro.

Dopo aver perso qualche giorno (purtroppo inutilmente) sperando di trovare un meccanico in grado di farci qualche piccolo lavoretto al furgone, arriviamo a Dawson city, l’ultimo paese nello Yukon che si può chiamare tale, un po’ più a nord del capoluogo, dove alla fine del 1800 è stato il centro della Gold Rush di Klondike, che ha portato 100.000 persone da tutto il Canada e Stati Uniti a rischiare la vita in cerca di ricchezza, attraversando l’Alaska e altre terre in cui le strade non esistevano ancora per raggiungere questi luoghi in cerca dell’oro. Solo 30.000 arrivarono a destinazione e di questi solo una manciata trovarono effettivamente fortuna. Così per onorare il luogo abbiamo passato la serata sulla riva di un fiume a cercare qualche briciola d’oro, e dopo qualche ora si sono visti i primi risultati anche se tutto sommato non ci siamo ripagati nemmeno il piattino😅.




È mattina ed è arrivato il momento di iniziare l’attraversata verso queste terre incontaminate per arrivare al punto più a nord raggiungibile via terra nell'intero continente Americano.

La strada non è da sottovalutare, la maggior parte dei viaggiatori ritorna, se va bene, con una o più ruote forate, sospensioni danneggiate, parabrezza rotti e, se il meteo non è dalla tua parte, non è difficile finire fuori strada dove, non essendoci alcun servizio, devi lasciare l’auto dove sta e trovare la maniera per tornare indietro. Abbiamo sorpassato diverse vetture abbandonate a bordo strada in condizioni ormai irrecuperabili che nessuno si prende l’impegno di spostarle, forse come monito per gli altri viaggiatori. Questo aggiungendolo al fatto che pezzi di ricambio per un veicolo europeo come il nostro qui non se ne trovano, rendono la spedizione ancora più rischiosa.

Come detto in precedenza bisogna programmare il viaggio accuratamente in base al meteo, basta una leggera pioggia per dover guidare con molta più prudenza, dato che la strada diventa estremamente fangosa e scivolosa, e con una pioggia forte invece l’unica cosa da fare e fermarsi perché la strada diventa davvero impraticabile.


Dopo aver consultato il meteo locale abbiamo monitorato gli incendi, diventati ormai una costante della nostra attraversata canadese, che se dovessero raggiungere la strada come è successo la settimana precedente, ci bloccherebbero il passaggio di andata o di ritorno. Un viaggiatore appena rientrato ci ha raccontato che dopo aver forato due volte le gomme, per proseguire ha dovuto guidare in mezzo alle fiamme.

Il primo giorno abbiamo affrontato i primi 120km per arrivare al parco di Tombstone, le sue vette accuminate dominano le immense vallate di fiumi glaciali e cespugli invalicabili dove vivono cavalli selvaggi, caribou, alci ,grizzly, linci e lupi.

Guidando a non più di 40kmh con il nostro furgone i 120km si trasformano subito in diverse ore di guida, arrivati stanchi ci siamo presi la prima sera per rilassarci in vista dei due giorni successivi che di chilometri ne avevano il triplo.




Sveglia presto. A ora di cena dopo una giornata di guida, con qualche acquazzone imprevisto arriviamo a Eagle plains, l’unico punto di rifornimento quasi a metà strada, con

ben 9 abitanti e 5 cani, che ha l’aspetto di qualsiasi cosa meno che di un distributore di benzina.


Dopo aver fatto rifornimento abbiamo passato qualche oretta a scambiarci storie con altri viaggiatori che si erano fermati li insieme noi.

Avevamo programmato di dormire sulla riva di un fiume li vicino ma le fiamme dei giorni scorsi erano troppo vicine così abbiamo dovuto guidare per un’altra ora per raggiungere la collina successiva dalla quale potevamo tenere sotto controllo i fumi e dormire in sicurezza.






Il terzo giorno abbiamo superato il circolo polare artico prima di entrare nei Territori del

NordOvest e dopo aver abbandonato le ultime montagne alle nostre spalle abbiamo continuato i successivi 200km tra la fitta taiga e attraversato due fiumi su un battello prima di arrivare ad Inuvik.


Un paese di Nativi dove, fino a 5 anni fa la strada finiva.

Nel 2017 è stato costruito l’ultimo tratto da 140km che collega Inuvik a Tuktoyaktuk, un piccolo paese sull’oceano di nativi pescatori balenieri Inuvialuit che fino ad allora era rimasto isolato dalla civiltà. Se pur più recente è stato il tratto di strada meno agibile di tutta la traversata, così dopo 4 ore di guida tra infiniti laghetti nel permafrosts della tundra, abbiamo finalmente raggiunto il punto più vicino al polo Nord raggiungibile via terra in tutto il Canada. Abbiamo passato la notte in compagnia di altri viaggiatori con vista sull’oceano e la mattina successiva ci siamo svegliati con un gruppo di Beluga che ci hanno mostrano la loro schiena bianca come il ghiaccio nel freddo orizzonte artico.





Arrivati finalmente a destinazione eravamo solo a metà del percorso, ci aspettavano altri 880km per ritornare al punto di partenza.

Questo è il prima e dopo delle condizioni del furgone dopo 1760km di fango, buche e polvere



E dopo altri 5 giorni eccoci di nuovo a Dawson city dove faremo rifornimenti e laveremo il furgone prima di entrare nel prossimo Stato del nostro percorso, l’Alaska.




Un abbraccio Ale e Cri

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